La fusione di un metallo avviene ad una determinata temperatura che rimane costante finché tutto il volume di metallo non è passato in fase liquida. Il calore necessario a rompere i legami tridimensionali del metallo è detto calore latente di fusione solo quando tutti i legami sono stati spezzati, e il metallo è tutto in fase liquida, la temperatura riprende a salire.
Quando la temperatura scende al disotto della temperatura di fusione (Tf), il metallo cede calore, e ricostituisce i legami, dando inizio alla solidificazione. Prima della ricristallizzazione si ha la soprafusione, cioè l’abbassamento della temperatura Tf. Durante il raffreddamento si formano degli aggregati di atomi che vengono detti “nuclei” di cristallizzazione. Se questi nuclei si formano spontaneamente si ha una nucleazione omogenea o di primo tipo, mentre in presenza di impurezze si ha una nucleazione eterogenea, di secondo tipo. La solidificazione è regolata da due grandezze: velocità di nucleazione, cioè il numero dei nuclei che si forma nell’ unità di tempo, e velocità di accrescimento dei nuclei stessi. Continua a leggere »
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Un provino di forma e dimensioni standardizzate è sottoposto ad un allungamento
crescente fino alla rottura. Durante la prova si misurano e registrano, istante per istante, la forza applicata e l’allungamento subito dal provino fino ad arrivare alla rottura dello stesso. Sia la forza che l’allungamento assumono valori dipendenti dalla specifica geometria e dimensione del provino; per definire le caratteristiche del materiale, e non del provino, occorre trasformare la forza in tensione (sforzo) e l’allungamento in deformazione. La lunghezza del tratto utile del provino, secondo le norme UNI EN vigenti, è pari a: Continua a leggere »
