Qual è la seconda montagna più alta?

Qual è la seconda montagna più alta? - Il K2

Il K2, conosciuto anche come Monte Godwin-Austen, ChogoRi (lingua Bantì) o Dapsang, si trova nel gruppo del Karakorum che appartiene alla catena dell'Himalaya ed è con i suoi 8611 metri la seconda montagna più alta della Terra dopo l'Everest.

Si trova al confine tra la Cina e la parte del Kashmir controllato dal Pakistan

Il nome K2 sta per Karakorum 2, cioè la seconda cima del Karakorum (il 2 nacque da un errore di misurazione dell'altezza della cima, ma per pura coincidenza corrispondeva alla posizione della montagna nella lista delle cime più alte del mondo; questo ne ha giustificato il mantenimento anche successivamente) fu creato da T.G. Montgomery, un membro del gruppo che, guidato da Henry Godwin-Austen, effettuò i primi rilevamenti nel 1856.

La conquista della vetta

inque tentativi di scalare il K2 furono fatti a partire dal 1902, ma a parte la spedizione del 1909 guidata da Luigi Amedeo di Savoia duca degli Abruzzi, che scoprì la via di salita lungo lo sperone est della montagna (il leggendario Sperone degli Abruzzi), non ci sarebbero stati grandi risultati fino al 1954, quando il 31 luglio una spedizione italiana guidata da Ardito Desio raggiunse la vetta. La notizia giunse in Italia a mezzogiorno del 3 agosto, e fu accolta con grande entusiasmo e come simbolo della rinascita del paese nel dopoguerra: da quel momento il K2 divenne per tutti la montagna degli italiani. I due alpinisti che raggiunsero effettivamente la vetta furono Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, anche se il merito va sicuramente all'intero gruppo, guidato con piglio di ferro da Desio (un uomo, sia detto per inciso, con enorme esperienza di spedizioni nell'Asia Centrale). L'attitudine quasi militare di questi, pur probabilmente giustificata dalla complessità dei problemi da affrontare (e dalla responsabilità di un'impresa che era stata caricata in Italia di molti significati extra-alpinistici) è tutt'ora oggetto di discussione.

La spedizione fu inizialmente segnata dalla tragedia della morte di Mario Puchoz, una guida di Courmayeur colpita da polmonite probabilmente complicata da edema polmonare. L'insistenza di Desio nel far continuare immediatamente le operazioni finì per creare una significativa frattura fra il capo spedizione e il gruppo di alpinisti, soprattutto il cosiddetto "gruppo di testa", composto da Compagnoni, Lacedelli, Walter Bonatti (considerato tra il 1954 e il 1965 uno dei migliori alpinisti al mondo), Erich Abram (una guida alto atesina) e Ubaldo Rey (un'altra guida di Courmayeur). Abram, Bonatti e Rey fecero il grosso del lavoro di messa in opera delle corde fisse sulla cosiddetta Piramide Nera, la difficile zona rocciosa poco sotto i 7000 metri che contiene il famoso Camino Bill.

Il 30 luglio, il giorno prima della salita finale, si rischiò un altro dramma: Bonatti e il pachistano Mahdi, che portavano le bombole d'ossigeno al nono campo dove Compagnoni e Lacedelli, designati per conquistare la cima, li attendevano, non riuscirono a raggiungere la tenda e, al sopraggiungere dell'oscurità, si trovarono impossibilitati sia a salire che a scendere. Essi dovettero quindi bivaccare all'aperto in condizioni climatiche proibitive, in una buca scavata alla meglio nella neve, senza tenda e senza coperte, e sopravvissero solo grazie alla loro eccezionale forza fisica. Mahdi riportò un congelamento che obbligò all'amputazione di tutte le dita dei piedi.

La mattina dopo Compagnoni e Lacedelli scesero a prendere le bombole, che garantivano una pressurizzazione alla quota di circa 8000 metri, dove Bonatti e Mahdi le avevano lasciate (a poche decine di metri dal campo), e con esse fecero la salita finale; l'ossigeno tuttavia, secondo il loro racconto, si esaurì due ore prima che raggiungessero la vetta, ed essi dovettero completare l'ascesa e affrontare tutta la discesa senza il supporto delle bombole. Al ritorno entrambi erano in condizioni psicofisiche difficili, e Compagnoni riportò gravi congelamenti alle mani, per i quali furono necessarie varie amputazioni.

Tratto da Wikipedia

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